VNG [c. 152]
alcuna figura o colore rectorico è conceduto alli poete, conceduto è alli rimatori.
[8] Dunque, se noi vedemo che li poete ànno parlato alle cose inanimate sì come se avessero senso o ragione, e fattele parlare insieme; e non solamente cose vere, ma cose non vere: cioè che detto ànno, di cose le quali non sono, che parlano, e detto che molti accidenti parlano, sì come se fossero sustantie e uomini, degno è lo dicitore per rima di fare lo simigliante; ma non sanza ragione alcuna, ma con ragione la quale poscia sia possibile d'aprire per prosa.
[9] Che
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