VNG [c. 187]
che sfogasser lo cor, piangendo lei. |
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Voi udirete lor chiamar sovente |
la mia donna gentil, che se n'è gita |
al secol degno della sua virtute; |
e dispregiar talora questa vita, |
in persona dell'anima dolente, |
abandonata della sua salute. |
[Capitolo 22]
[1] Poi che detto ebbi questo sonetto, pensandomi chi questi era a cui lo 'ntendea dare quasi come per lui facto, vidi che povero mi parea lo servigio e nudo a così distrecta
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