VNG [c. 209]
d'Amore acciò che la mia vita si riposi». E molte volte pensava più; amorosamente, tanto che lo cuore consentia in lui, cioè nel suo ragionare.
[2] E quando io avea consentito ciò, e io mi ripensava sì come dalla Ragione mosso e dicea fra me medesimo: «Deh, che pensero è questo, che in così vile modo vuole consolar me, e non mi lascia quasi altro pensare?».
[3] Poi si rilevava un altro pensero e diceami: «Or tu se' stato in tanta tribulatione; perché non vuoli tu ritrarre te da tanta amaritudine? Tu vedi che questo è uno spiramento
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